L'Italia ha avuto una storia con l'energia nucleare che, pur essendo relativamente breve, ha segnato profondamente il dibattito energetico nazionale. Attualmente, l'Italia non possiede centrali nucleari attive.
L'Italia ha intrapreso la strada dell'energia nucleare negli anni '60, costruendo quattro centrali:
A seguito del disastro di Chernobyl nel 1986, l'opinione pubblica italiana si espresse in maniera decisa contro l'energia nucleare. Un referendum nel 1987 sancì la decisione di chiudere le centrali esistenti e abbandonare i programmi nucleari. Le centrali sono state progressivamente chiuse tra il 1978 e il 1990.
Attualmente, l'Italia è impegnata nel processo di dismissione delle centrali nucleari, un'operazione complessa e costosa che include la decontaminazione dei siti e lo smaltimento delle scorie radioattive. La questione dello stoccaggio definitivo delle scorie rimane uno dei problemi più difficili da risolvere. Il Deposito Nazionale, destinato allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività e all'alloggiamento del parco tecnologico, è ancora in fase di definizione.
Dopo il referendum del 1987, ci sono stati diversi tentativi di riaprire il dibattito sull'energia nucleare. Nel 2008, il governo Berlusconi propose un ritorno all'energia nucleare, ma un ulteriore referendum nel 2011, in seguito all'incidente di Fukushima, confermò la volontà popolare di rinunciare a questa fonte di energia.
Attualmente, l'Italia non ha programmi attivi per la costruzione di nuove centrali nucleari. Il dibattito energetico si concentra su fonti rinnovabili e sull'efficienza energetica.
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